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La facciata di Villa Emo

 

La collocazione di Villa Emo nell’ampia proprietà è incentrata su due direttrici tra loro perpendicolari, una orizzontale, costituita dalla villa stessa, e una verticale costituita dal viale, in origine completamente alberato di pioppi, che nel XVI secolo rappresentavano un importante segnale stradale per i viaggiatori di passaggio nelle terre della famiglia Emo. Dal punto di vista architettonico, nel prospetto della villa si impone subito alla vista il corpo centrale. Esso è leggermente aggettante rispetto all’asse delle due barchesse e caratterizzato dai tratti distintivi della facciata classica come il pronao del tempio greco, ossia le quattro colonne, qui di ordine dorico, e il frontone decorato. Il pronao si presenta sobrio e privo di decorazioni, quasi a sposare la pulizia formale tipica dell’ordine dorico, mentre il frontone si concede l’inserimento decorativo di due Vittorie alate, che reggono lo stemma araldico della famiglia Emo, caratterizzato, come si può notare all’interno del corpo nobile, da quattro fasce inclinate e alternate nei colori del rosso e dell’argentato. Seppur in modo lieve, questa colorazione è presente anche nella scultura del Vittoria, e nell’insieme costituisce l’unico elemento di decorazione plastica presente all’esterno e all’interno della soluzione architettonica prospettata per Villa Emo da Andrea Palladio. Nei Quattro Libri Palladio spiega le ragioni della trasposizione di questo elemento sacralizzante in una abitazione privata, affermando che:

 

tali frontespizi accusano l’entrata della casa, e servono molto alla grandezza,

e magnificenza dell’opera, facendosi in questo modo la parte dinanzi

più eminente dell’altre parti, oltra che riescono comodissimi per le insegne,

overo armi degli edificatori, le quali si sogliono collocare nel mezo delle facciate.

 

L’intera facciata è collocata sopra un alto basamento, il quale è collegato alla corte centrale da una rampa d’accesso, dalla quale si intuisce la vocazione agricola del complesso. La rampa, un unicum nelle fabbriche palladiane, era necessaria per mettere i prodotti ad asciugare e seccare al sole e facilitare il trasporto ai granai mediante carriole, cariche di derrate alimentari o altre merci.

 

​La rampa, l’aia antistante, che ne costituisce la perfetta continuazione, e le basi delle colonne, sono l’unico elemento architettonico in pietra. Il principale materiale costruttivo di Villa Emo è infatti, il mattone ricoperto di intonaco. Gli stessi fusti delle quattro colonne doriche della loggia sono realizzati in laterizio. La scelta dei materiali costruttivi ci pone, quindi, di fronte al genio di questo architetto: i materiali poveri ed economici, infatti, vengono sfruttati al massimo della loro potenzialità; ossia compresi e valorizzati al fine di raggiungere l’effetto di massima eleganza. Malta, mattoni e legno sono gli elementi chiave di questa costruzione, all’interno della quale spetta alla decorazione il compito di imitare i materiali preziosi.

 

La simmetria dell’intero prospetto è, inoltre, valorizzata dall’utilizzo di semplici forme geometriche: due parallelepipedi, costituiti dalle due barchesse, che incorniciano il corpo cubico del blocco centrale.

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