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La famiglia Emo, il nome e le origini

 

Il nome originario della famiglia Emo era probabilmente Aimo, Aymo, de Aimo; una volta che la famiglia giunse a Venezia, la forma onomastica subì gradualmente una contrazione, passando così al più noto Emo. La tradizione del nome Aimo continuò, comunque, a mantenersi all’interno della famiglia: ad esempio, nel 1723, alcune copie dei ritratti a stampa del procuratore di San Marco Giovanni Emo recavano il nome Aimo, mentre altre il nome Emo, segno di come i due venissero ancora considerati come equivalenti oppure di una volontà arcaizzante da parte della casata.

Per quanto riguarda l’origine della famiglia, questa non può essere stabilita con certezza, in quanto le informazioni trasmesse dalle cronache sono contrastanti: alcune ritengono gli Emo provenienti dalla Grecia, altre da Vicenza. Agli inizi del XVII secolo, l’erudito Alessandro Terzi, nella Riverente dimostrazione dell’osservanza dovuta ai meriti dell’illustrissimo Giorgio Emo podestà di Vicenza abbozzata in una oratione, sosteneva che gli Emo fossero i discendenti del re di Tracia, Hemo, e dello stesso parere fu Casimiro Freschot (1640?-1720), che, ne La nobiltà veneta, considerava la famiglia proveniente dalla Grecia, luogo da cui sarebbe emigrata prima in Dalmazia e poi a Venezia: Trae questa casa la sua origine dalla Grecia, antica madre delle scienze, e fermatasi in Veggia (= Veglia), isola della Dalmazia, d’indi si rese a Venetia dall’anno 997.

Questa opinione fu ripresa anche da Alessandro Girolamo Cappellari Vivaro (1664-1748), celebre genealogista della Serenissima e autore de Il Campidoglio veneto, monumentale repertorio in quattro tomi delle famiglie patrizie veneziane, tuttora conservato in forma manoscritta presso la Biblioteca Marciana. Egli, in uno degli estratti del repertorio appena citato, pubblicato postumo, Origine della famiglia Emo e serie cronologica dei più cospicui personaggi che la illustrarono, afferma: Vuolsi che la famiglia Emo tragga la sua origine da Emo re dei Traci. Dal monte Emo che divide la Tracia dalla Tessaglia calarono gli Emo in Venezia nel 997.

Giacomo Marzari, invece, nella Historia di Vicenza, inserisce gli Emo tra le antiche famiglie vicentine già estinte alla fine del Cinquecento, aggiungendo anche come questi fossero «hora nobili veneti». All’incirca mezzo secolo più tardi, Battista Pagliarino, allo stesso modo, nelle Croniche di Vicenza, sosteneva che gli Emo di Venezia fossero proprio i discendenti dell’omonima famiglia di Vicenza: Aymi, famiglia antica, la quale è stata già potente di ricchezze nella nostra città [Vicenza]: sono stati in questa l’anno 1300. [...]; molti sono di parere, che la famiglia de Aymo la quale è a Venetia, habbi havuto origine da questa. L’origine greca sembra essere suggerita dal fatto che il nome Aimo ha derivazione greca (il termine αϳμα significa sangue), ma soprattutto da quella moda, diffusasi particolarmente a partire dal XVI secolo tra le famiglie patrizie veneziane, di far discendere la propria stirpe da gentes greche o romane vissute nella terraferma veneta. Spesso tali ricostruzioni si basavano sulla documentazione epigrafica antica, ma anche, a volte, su falsi creati appositamente per questo scopo.

Tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI gli stessi Emo si inseriscono all’interno di questo meccanismo. I membri della famiglia, infatti, reclamavano di essere originari di Eraclea, città che, insieme ad Equilo (Jesolo) e Altino, rappresentava uno dei centri di provenienza della classe al potere al momento della fondazione di Venezia, classe da cui pretendevano di discendere, così come quasi tutte le altre famiglie patrizie veneziane. Le cronache del tempo, tuttavia, come si è visto poco sopra, attribuivano agli Emo origini differenti, o dalla terraferma veneta o dalla Grecia. Se nel corso del XVI secolo, queste due versioni convissero, nel secolo successivo fu la tesi della provenienza greca a prevalere. L’eco di un’origine veneta della famiglia, tuttavia, si protrasse anche nei secoli successivi, tanto che un autore del primo Novecento, Sebastiano Rumor, attribuiva ancora agli Emo una provenienza locale, valorizzando questa tesi sulla base del fatto che a Padova era documentata epigraficamente, fin dall’epoca di Augusto, una famiglia Aimus.

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